Una vita tra arte, memoria e il mare di Vietri
La storia di una donna che attraversò l'Europa, portando con sé la propria sensibilità e lasciando nella ceramica vietrese una traccia destinata a durare nel tempo. Dalla Germania alla scoperta dell'Italia

Barbara Margarethe Thewalt-Hannasch,
Conosciuta familiarmente come Bab, nacque in Germania nel 1901. La sua vita si svolse in un’epoca di grandi trasformazioni, quando l’arte europea cercava nuove strade e il confine tra pittura, scultura, decorazione e artigianato diventava sempre più sottile.
Si formò nell’ambiente artistico berlinese, maturando una sensibilità che avrebbe trovato nella ceramica uno dei suoi mezzi espressivi più interessanti. Per lei, la materia non era soltanto qualcosa da decorare, ma una possibilità da esplorare: una superficie da dipingere, una forma da modellare, un oggetto capace di raccontare una storia.

Nel 1924 arrivò in Italia per approfondire le proprie conoscenze artistiche. L’anno successivo si stabilì a Firenze, dove lavorò presso la manifattura Cantagalli ( piatto indicato), dedicandosi alla decorazione di piatti e vasi ispirati alla tradizione della maiolica rinascimentale e settecentesca. Firenze rappresentò una tappa importante del suo percorso. La città custodiva una tradizione artistica straordinaria, fatta di forme armoniose, ornamenti raffinati e una lunga esperienza nella lavorazione delle ceramiche. In quell’ambiente Barbara poté confrontarsi con un linguaggio diverso da quello della propria formazione, arricchendo il proprio modo di intendere la decorazione.
Non possiamo conoscere tutti i pensieri che accompagnarono quegli anni, ma il suo percorso racconta il desiderio di una donna che scelse di attraversare i confini, di imparare e di cercare nuove possibilità attraverso il proprio lavoro.
Vietri sul Mare: l’incontro con una nuova luce
Nel 1927 Barbara arrivò a Vietri sul Mare, invitata da Max Melamerson, proprietario della manifattura I.C.S., Industria Ceramica Salernitana. Fu una svolta nella sua vita artistica. Vietri era un mondo lontano dalla Germania delle sue origini. Il mare, le case raccolte sulle colline, la luce mediterranea e il lavoro delle botteghe componevano un paesaggio nel quale la ceramica era parte integrante della vita quotidiana.
Qui la tradizione artigianale incontrava le nuove idee portate dagli artisti europei. Le conoscenze tecniche dei ceramisti locali si univano alla sensibilità di chi arrivava da altri Paesi, creando un ambiente vivace e aperto alla sperimentazione. Barbara entrò così nella stagione che sarebbe diventata nota come periodo tedesco della ceramica vietrese. Insieme ad altri artisti contribuì a rinnovare il linguaggio della produzione locale, introducendo nuove interpretazioni della figura, della decorazione e dell’oggetto ceramico.
Il suo lavoro si sviluppò tra vasi dalle forme animali, figure tridimensionali e presepi dai colori vivaci. Le sue creazioni si distinguevano per una personalità propria: pur risentendo dell’ambiente artistico legato a Richard Dölker, non si limitavano a ripeterne lo stile. In questa esperienza si può riconoscere il valore dell’incontro tra culture. Barbara portava con sé la formazione tedesca e l’esperienza fiorentina; Vietri le offriva una tradizione viva, fatta di mani esperte, materiali e conoscenze tramandate. Da questo dialogo nacque una parte significativa della sua vicenda artistica.

La poesia della materia: figure, animali e presepi
Nelle opere attribuite a Barbara Thewalt-Hannasch, la ceramica diventa uno strumento per dare corpo a immagini e sentimenti. La terracotta non è più soltanto un supporto decorativo: si trasforma in una presenza, in un volto, in un gesto. Tra le testimonianze più importanti si distingue la Madonna con Bambino, un bassorilievo realizzato tra il 1925 e il 1930 e oggi conservato presso il Museo provinciale della ceramica di Villa Guariglia, a Raito.
L’opera è particolarmente interessante per l’incontro tra differenti tradizioni artistiche. Il festone ornamentale richiama la cultura rinascimentale italiana, mentre il trattamento dei capelli della Madonna rimanda alla scultura lignea tedesca. In un’unica immagine convivono così due mondi, due sensibilità che si incontrano senza perdere la propria identità.
La figura materna, raccolta intorno al Bambino, appartiene a una tradizione iconografica antica, ma continua a parlare attraverso la delicatezza della forma e l’equilibrio della composizione. Osservandola, si può cogliere quella dimensione universale dell’arte che permette a un’immagine di attraversare il tempo e raggiungere persone lontane dall’epoca in cui fu creata. Un altro nucleo significativo della sua produzione è rappresentato dal presepe composto da sette figure, realizzato nell’ambiente della Ceramica Pinto. La Madonna, San Giuseppe, il pastore, il bue, l’asino e i personaggi legati al viaggio dei Re Magi formano un piccolo mondo modellato nella terracotta dipinta e verniciata. Particolarmente suggestive sono le figure degli animali. Il bue e l’asino non appaiono soltanto come elementi della scena: assumono una presenza espressiva, quasi silenziosa, che contribuisce all’atmosfera della Natività. Il pastore, con l’agnello sulle spalle, restituisce invece un’immagine di vita semplice, legata alla quotidianità e alla tradizione popolare.
In queste opere si può leggere una sensibilità capace di unire la dimensione religiosa alla concretezza della vita. Ogni personaggio partecipa a una storia più grande, ma conserva una propria individualità. Il presepe diventa così qualcosa di più di un oggetto devozionale: è una narrazione fatta di gesti, volumi e colori, nella quale la materia acquista una dimensione umana.
Una donna tra due mondi
Della vita privata di Barbara conosciamo meno di quanto vorremmo. Non possediamo un racconto completo dei suoi affetti, delle sue amicizie o dei sentimenti con cui affrontò la distanza dalla propria terra. È quindi necessario lasciare spazio alle domande, senza trasformare le ipotesi in certezze. Eppure, il suo percorso permette di riflettere sul significato di una vita trascorsa tra Paesi e culture differenti. Partire significa lasciare qualcosa alle proprie spalle, ma anche aprirsi alla possibilità di incontrare realtà nuove. La propria identità non scompare: si arricchisce attraverso le esperienze, il lavoro e le relazioni. Barbara arrivò in Italia da giovane, si confrontò con la tradizione artistica fiorentina e trovò a Vietri un ambiente nel quale la propria formazione poté dialogare con quella degli artigiani locali. Non sappiamo se considerasse Vietri una seconda patria, ma il suo nome è entrato nella storia artistica del luogo. Le sue opere testimoniano un legame concreto con la ceramica vietrese e con quella stagione in cui l’incontro tra artisti stranieri e maestranze locali contribuì a rinnovare la produzione.
















Nel 1932 lasciò l’Italia e ritornò in Germania. A Düsseldorf aprì un proprio laboratorio di ceramica nel 1950. A metà degli anni Cinquanta tornò per alcuni mesi a Vietri, lavorando per la Ceramica Artistica Solimene di Vincenzo Solimene. In quell’occasione realizzò anche un vaso tronconico a due cavità, esempio di una ricerca formale che continuava a guardare verso soluzioni innovative.
La sua vicenda personale fu segnata anche da una perdita dolorosa: la morte della figlia Kelly nel 1958. Secondo le ricostruzioni biografiche, dopo questo lutto Barbara decise di tornare in Italia e di stabilirsi a Scario, nel Cilento. È un passaggio che invita a guardare alla sua storia con particolare delicatezza. Non conosciamo le parole con cui visse quel dolore, né possiamo sapere quale significato attribuisse al ritorno in Italia. Possiamo soltanto rispettare il silenzio della sua vita privata e ricordare che dietro il nome di un’artista esiste una persona, con esperienze e sentimenti che non sempre la storia riesce a conservare. Barbara morì a Scario il 31 luglio 1962. Si chiudeva così una vita che aveva attraversato la Germania, Firenze, Vietri e nuovamente l’Italia, lasciando opere capaci di testimoniare quel percorso.
Un’eredità che appartiene a Vietri
Oggi una parte importante della memoria artistica di Barbara Thewalt-Hannasch vive nelle opere conservate al Museo provinciale della ceramica di Villa Guariglia, a Raito. Questi manufatti permettono di avvicinarsi concretamente al suo lavoro e di riconoscere il contributo offerto alla ceramica vietrese del Novecento. La sua storia si inserisce in quella di una comunità che seppe accogliere artisti provenienti da lontano, trasformando l’incontro tra tradizioni differenti in una nuova stagione creativa.
Barbara non fu soltanto un’artista tedesca attiva in Italia. Fu una delle protagoniste di un dialogo culturale nel quale la ceramica divenne il linguaggio comune tra esperienze diverse. La sua formazione, la tradizione italiana e il sapere artigianale vietrese si incontrarono nelle forme che ancora oggi possiamo osservare. Forse è proprio questo il significato più intimo della sua eredità: la possibilità che una persona lasci qualcosa di sé in un luogo lontano da quello in cui è nata. Non necessariamente attraverso grandi gesti, ma mediante il lavoro quotidiano, la ricerca e le opere che sopravvivono al tempo. Le sue figure in terracotta continuano a raccontare una storia discreta. Non possono restituirci ogni ricordo della donna che le ha create, ma conservano una traccia della sua sensibilità e del mondo artistico nel quale visse.
Barbara Margarethe Thewalt-Hannasch appartiene così alla memoria di Vietri sul Mare: una donna arrivata da lontano, capace di incontrare una tradizione antica e di contribuire alla sua trasformazione. E nelle sue ceramiche rimane, ancora oggi, qualcosa di quel viaggio: il dialogo tra la cultura nordica e la luce mediterranea, tra la memoria delle origini e la scoperta di una nuova terra, tra la fragilità della vita e il desiderio umano di lasciare una traccia. Perché l’arte, quando riesce a parlare oltre il tempo, diventa una forma di memoria: conserva qualcosa di chi siamo stati e lo affida a chi verrà dopo di noi.
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FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
- Napolitano, G., «Ceramica vietrese 1924-1954: il periodo tedesco», in G. Zampino (a cura di), Gli spazi della ceramica, Grimaldi & C. Editori, Napoli, 1995, p. 178.
- Ministero della Cultura – Catalogo generale dei Beni Culturali, Madonna con Bambino, opera attribuita a Barbara Margarethe Thewalt-Hannasch, conservata presso il Museo provinciale della ceramica di Villa Guariglia, Raito.
https://www.catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500964828 - Ministero della Cultura – Catalogo generale dei Beni Culturali, Presepe, gruppo scultoreo di sette pezzi, attribuito a Margarethe Thewalt-Hannasch nell’ambito della Ceramica Pinto, ambito vietrese.
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500965019-0 - Ministero della Cultura – Catalogo generale dei Beni Culturali, schede delle singole figure del presepe: San Giuseppe, Bue, Pastore e Re Magio sul cammello e servitore moro.
- Studi e Ricerche, XII, 2019, contributo sulla ceramica vietrese e sulle vicende degli artisti europei attivi a Vietri sul Mare.
https://studiericerche.dh.unica.it/wpcontent/uploads/sites/17/2024/10/12-Studi-e-Ricerche-XII-2019.pdf - Vietri Ieri e Oggi, «Barbara Margarethe Thewalt-Hannasch», ricostruzione biografica dedicata all’artista e al suo percorso tra Germania, Firenze, Vietri sul Mare e Scario.
https://vietriierieoggi.jimdofree.com/biografie-grandimaestri/barbara-margarethe-thewalt-hannasch/
Nota editoriale: il testo alterna dati biografici e storico-artistici documentati a passaggi interpretativi di carattere narrativo. Le riflessioni sulla sensibilità e sull’esperienza interiore dell’artista non vanno intese come testimonianze dirette della sua vita privata.


