MAX MELAMERSON E FLORA HAAG
Arte, innovazione e persecuzione nella storia della ceramica vietrese
La storia di Max Melamerson e Flora Haag rappresenta una delle pagine più significative della ceramica di Vietri sul Mare del Novecento. La loro vicenda intreccia cultura europea, innovazione artistica, imprenditoria e persecuzione razziale, restituendo il ritratto di una coppia che contribuì profondamente alla trasformazione della tradizione ceramica locale.

LE ORIGINI E LA FORMAZIONE DI MAX MELAMERSON
Max Melamerson, nato con il nome di Moishe Melamerson a Suwałki, il 17 ottobre 1881, proveniva dall’Europa orientale. Nel corso della sua vita si trasferì in Germania, frequentando ambienti culturali e intellettuali che avrebbero influenzato profondamente la sua formazione. Dopo aver vissuto ad Amburgo e Zurigo, dove studiò giurisprudenza, nel 1911 si stabilì a Berlino, città che in quegli anni rappresentava uno dei principali centri europei dell’avanguardia artistica e culturale.
La capitale tedesca era attraversata da importanti trasformazioni: espressionismo, teatro sperimentale, grafica moderna e nuove concezioni delle arti applicate stavano modificando il rapporto tra arte, artigianato e industria. Melamerson entrò in contatto con questo ambiente cosmopolita, maturando una visione moderna dell’impresa e della produzione artistica.
FLORA HAAG: UNA PROTAGONISTA DEL PROGETTO MELAMERSON

Accanto a Max vi era Flora Haag, nata ad Amburgo in una famiglia ebrea della borghesia colta tedesca. La sua formazione e il suo ambiente culturale le permisero di sviluppare una particolare sensibilità verso le arti figurative, la decorazione e le nuove tendenze estetiche europee.
Flora non fu semplicemente la compagna di vita di Max, ma una figura importante nella costruzione del loro progetto artistico e imprenditoriale. La sua sensibilità contribuì a definire l’identità estetica della produzione ceramica, favorendo l’incontro tra la cultura mitteleuropea e la luminosità del paesaggio mediterraneo.
Il loro fu un progetto condiviso, nel quale capacità imprenditoriale, gusto artistico e attenzione alla qualità della produzione si completarono reciprocamente.
L’ARRIVO A VIETRI SUL MARE NEL 1926

Nel 1926 Max e Flora Melamerson arrivarono a Vietri sul Mare, lasciandosi alle spalle una Germania attraversata da crescenti tensioni politiche e antisemitismo. La loro scelta si inseriva in un particolare movimento di intellettuali e artisti stranieri che, negli anni Venti e Trenta, trovarono nella Costiera Amalfitana un ambiente favorevole alla ricerca artistica e a una nuova esperienza di vita.
Come racconta Lia Tagliacozzo nell’articolo Melamerson, una coppia in fuga a Vietri, pubblicato su il manifesto il 12 aprile 2018, la loro vicenda rappresenta un significativo esempio di migrazione culturale europea verso il Mezzogiorno.
A Vietri trovarono una tradizione ceramica antica, ma anche una produzione che necessitava di nuove idee e di un rinnovamento stilistico. Intuirono immediatamente le potenzialità del territorio e compresero che la sapienza degli artigiani locali poteva incontrare le esperienze artistiche delle avanguardie europee.
LA NASCITA DELLA I.C.S. – INDUSTRIA CERAMICA SALERNITANA
Nel 1927 Max e Flora diedero vita alla I.C.S. – Industria Ceramica Salernitana, un’impresa destinata a segnare profondamente la storia economica e artistica di Vietri.
La fabbrica non era concepita come una semplice bottega artigiana, ma come una moderna realtà produttiva, capace di organizzare il lavoro, coinvolgere maestranze locali e raggiungere mercati nazionali e internazionali.
La visione di Melamerson si basava sull’incontro di tre elementi fondamentali: la tradizione tecnica dei ceramisti vietresi, la sensibilità artistica europea e un’organizzazione commerciale moderna.
La I.C.S. divenne progressivamente un luogo di sperimentazione e confronto, nel quale artisti stranieri e artigiani locali collaboravano alla realizzazione di oggetti che univano funzionalità, ricerca estetica e qualità decorativa.
Già nel 1929 la rivista Domus dedicò attenzione alla produzione della manifattura, riconoscendone l’originalità e la capacità di coniugare tradizione e modernità.
Secondo i dati riportati da Lia Tagliacozzo, la fabbrica passò dai quindici lavoratori iniziali a venti nei primi mesi di attività, sviluppando successivamente una rete commerciale di notevole ampiezza.
L’INCONTRO TRA CULTURA NORDICA E TRADIZIONE MEDITERRANEA


Il merito principale dei Melamerson fu quello di introdurre una nuova concezione della ceramica, senza rinnegare le radici artigianali vietresi.
La tradizione locale, caratterizzata da colori intensi, motivi popolari e decorazioni legate alla vita quotidiana, venne reinterpretata attraverso un linguaggio più moderno e sintetico.
Le case affacciate sul mare, gli scogli, le barche, i pescatori e i piccoli borghi della Costiera divennero soggetti di una nuova ricerca figurativa. Le immagini venivano semplificate, trasformate in forme essenziali e composizioni di grande immediatezza.
Il paesaggio non era più soltanto riprodotto, ma interpretato poeticamente. Le forme geometriche, le campiture cromatiche e il segno libero contribuivano a creare un linguaggio capace di fondere la sensibilità nordica con la luce mediterranea.
Questa contaminazione culturale rappresentò uno degli elementi più originali del cosiddetto Periodo tedesco della ceramica vietrese.
LA TECNICA DELLO SPENNELLATO
Tra gli aspetti più interessanti della sperimentazione sviluppata nella I.C.S. vi è la tecnica dello spennellato, collocata da Antonio Forcellino intorno alla metà degli anni Trenta.
Questa modalità decorativa valorizzava la libertà del gesto pittorico e la materia del colore. La pennellata non era più soltanto uno strumento per riempire figure e motivi ornamentali, ma diventava protagonista della composizione.
Le variazioni cromatiche, le sovrapposizioni e l’irregolarità controllata conferivano alle superfici ceramiche una particolare vivacità espressiva.
La ricerca contribuì a rinnovare profondamente il linguaggio decorativo vietrese, lasciando un’impronta riconoscibile anche nella produzione successiva.
RICHARD DÖLKER E LA PRIMA STAGIONE DELLA I.C.S.
Un capitolo fondamentale della storia della manifattura è rappresentato dall’incontro con Richard Dölker, artista tedesco già presente a Vietri dal 1923.
Nel 1927 Dölker collaborò con la I.C.S., assumendone la direzione artistica. Il suo linguaggio era caratterizzato da una figurazione arcaica, fiabesca e fortemente narrativa. Animali, personaggi popolari e scene della vita quotidiana venivano rappresentati attraverso forme stilizzate e un segno deciso.
A lui è legata anche la diffusione del celebre ciucciariello, destinato a diventare uno dei simboli della ceramica vietrese.
La collaborazione con i Melamerson fu tuttavia breve. Secondo la ricostruzione documentaria riportata nello studio di Elisabetta Angrisano, Dölker lasciò la manifattura nella primavera del 1927 in seguito a contrasti con Melamerson, legati anche a una questione economica relativa a un prestito.
La separazione consentì all’artista di proseguire autonomamente la propria ricerca, mentre la I.C.S. continuò il proprio percorso di rinnovamento.
LA I.C.S. E LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE DEGLI ARTISTI
La fabbrica dei Melamerson divenne uno dei principali punti di riferimento della presenza artistica straniera a Vietri. Negli anni Venti e Trenta la Costiera Amalfitana accolse numerosi artisti e intellettuali provenienti dall’Europa centrale e orientale, attratti dalla bellezza del territorio e dalle possibilità creative offerte dalla tradizione ceramica locale.
Tra le personalità legate a questa stagione ricordiamo Richard Dölker, Barbara Margarethe Thewalt-Hannasch, Irene Kowaliska, Günther Stüdemann e Marianne Amos.
A questi si affiancarono progressivamente importanti ceramisti locali, tra cui Guido Gambone, Giovannino Carrano, Vincenzo Solimene e i fratelli Vincenzo e Salvatore Procida.
La I.C.S. rappresentò un ambiente di confronto nel quale esperienze culturali differenti si incontrarono, dando origine a una delle stagioni più feconde della storia artistica vietrese.
IL SUCCESSO INTERNAZIONALE
La capacità imprenditoriale di Max Melamerson permise alla I.C.S. di superare rapidamente i confini del mercato locale.La produzione venne apprezzata da importanti realtà commerciali italiane ed estere, entrando in contatto anche con La Rinascente di Milano e con i mercati di numerosi Paesi.
Secondo lo studio di Elisabetta Angrisano, la rete commerciale arrivò a comprendere circa 280 clienti distribuiti in Europa, Giappone, Argentina, Sudafrica e Stati Uniti.
Un episodio significativo riguarda la realizzazione delle mattonelle ceramiche destinate alla pavimentazione di Palazzo Venezia a Roma, nel 1933, ricordata da Forcellino nella ricostruzione della vicenda dei Melamerson.
La ceramica vietrese dimostrava così di poter raggiungere un pubblico internazionale, mantenendo la propria identità artigianale e territoriale.
GUIDO GAMBONE E L’EREDITÀ ARTISTICA
L’esperienza della I.C.S. contribuì alla formazione di una nuova generazione di ceramisti destinati a lasciare un segno importante nella storia dell’arte italiana.
Tra questi spicca Guido Gambone, nato nel 1909, che nel 1935 assunse la direzione artistica della manifattura.
Gambone seppe raccogliere e trasformare le esperienze maturate durante il Periodo tedesco, sviluppando nel tempo un linguaggio personale caratterizzato da forme essenziali, libertà del segno e una ricerca cromatica originale.
Anche Giovannino Carrano e altri ceramisti vietresi beneficiarono di quell’ambiente culturale rinnovato, nel quale la tradizione locale era diventata occasione di sperimentazione artistica.
L’eredità dei Melamerson non si limitò quindi alla produzione della I.C.S., ma contribuì a creare le condizioni per lo sviluppo della ceramica vietrese del Novecento.
LE LEGGI RAZZIALI DEL 1938 E LA SPOLIAZIONE

La storia dei Melamerson subì una drammatica svolta nel 1938, con l’introduzione delle leggi razziali fasciste.
Il Regio decreto-legge 17 novembre 1938, n. 1728, impose gravi restrizioni ai cittadini ebrei, colpendo i loro diritti civili, le attività economiche e la possibilità di partecipare alla vita pubblica.
Anche Max e Flora furono travolti da queste disposizioni. La loro impresa venne ceduta il 24 settembre 1938 e trasformata nella M.A.C.S. – Manifattura Artistica Ceramica Salernitana, sotto la direzione di Luigi Negri.
La vicenda rappresenta uno degli episodi più dolorosi della storia economica e culturale di Vietri: una coppia che aveva contribuito alla crescita internazionale della ceramica locale veniva privata della propria attività a causa delle origini ebraiche.
La M.A.C.S. cessò definitivamente l’attività nell’agosto del 1941.
L’INTERNAMENTO A FERRAMONTI DI TARSIA

Nell’estate del 1940 Max e Flora furono internati nel campo di Ferramonti di Tarsia, in Calabria, il più grande campo di internamento fascista per ebrei stranieri in Italia.
La vita nel campo era segnata da privazioni, limitazioni della libertà e incertezza. Per i Melamerson significò la perdita improvvisa della propria attività, dei beni e della vita che avevano costruito a Vietri.
La loro sensibilità artistica, tuttavia, non venne completamente annientata dalla prigionia. Come ricostruisce Forcellino, anche durante l’internamento riuscirono a mantenere vivo il rapporto con il lavoro creativo e con la ceramica.
La liberazione arrivò nel 1943, con l’avanzata degli Alleati in Calabria.
IL RITORNO A VIETRI E LA FINE DI MAX
Nel 1945 Max e Flora tornarono a Vietri, ma ritrovarono una realtà profondamente cambiata. La fabbrica e i beni personali erano stati saccheggiati e distrutti, mentre il progetto industriale che avevano costruito non esisteva più.
Max, provato dalle sofferenze della guerra e dalle vicissitudini personali, morì a Roma nel 1948.
Flora rimase legata a Vietri, luogo nel quale aveva vissuto gli anni più intensi della propria esperienza umana e artistica.
La loro vicenda, tuttavia, rimase per lungo tempo ai margini della memoria collettiva. Il contributo dei due fondatori venne progressivamente dimenticato, nonostante il ruolo determinante avuto nello sviluppo della ceramica locale.
ANTONIO FORCELLINO E LA RISCOPERTA DELLA STORIA
Un contributo decisivo alla riscoperta della vicenda dei Melamerson è stato offerto da Antonio Forcellino, storico dell’arte, restauratore e scrittore originario di Vietri sul Mare.
Nel 2017 pubblicò La ceramica sugli scogli. La storia cancellata di Max e Flora Melamerson, Edizioni La Conchiglia, un importante lavoro di ricerca storica e biografica.
Attraverso testimonianze, fotografie, documenti e ricordi personali, Forcellino ricostruisce la parabola umana e professionale della coppia, restituendo alla memoria collettiva una pagina a lungo trascurata.
Il libro non è soltanto una biografia, ma una riflessione sul rapporto tra arte, memoria e responsabilità storica. Racconta come una comunità possa dimenticare persone che hanno contribuito in maniera determinante alla propria crescita e quanto sia importante recuperare le vicende cancellate dalle persecuzioni e dagli avvenimenti del Novecento.
L’EREDITÀ DEI MELAMERSON NELLA STORIA DI VIETRI
Max Melamerson e Flora Haag rappresentano due figure fondamentali per comprendere la trasformazione della ceramica vietrese nel Novecento.
Il loro contributo fu contemporaneamente artistico, imprenditoriale e culturale. Seppero valorizzare la tradizione degli artigiani locali, introdurre nuove sensibilità estetiche e creare una struttura produttiva capace di raggiungere il mercato internazionale.
La loro esperienza favorì inoltre l’incontro tra artisti stranieri e ceramisti vietresi, contribuendo alla nascita di un linguaggio originale che avrebbe influenzato le generazioni successive.
La loro storia, però, non può essere separata dalla tragedia delle persecuzioni razziali. Le leggi fasciste, la perdita della fabbrica e l’internamento distrussero un progetto costruito con anni di lavoro e sacrifici.
Ricordare Max e Flora significa quindi restituire alla ceramica vietrese una parte essenziale della propria identità e riconoscere il valore di due protagonisti che fecero di Vietri la propria casa, contribuendo a far conoscere la sua arte nel mondo.
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FONTI BIBLIOGRAFICHE E DOCUMENTARIE
- Antonio Forcellino, La ceramica sugli scogli. La storia cancellata di Max e Flora Melamerson, Edizioni La Conchiglia, 2017.
- Lia Tagliacozzo, Melamerson, una coppia in fuga a Vietri, «il manifesto», 12 aprile 2018: https://ilmanifesto.it/melamerson-una-coppia-in-fuga-a-vietri
- Elisabetta Angrisano, Irene Kowaliska: dalla ceramica alla moda nella Costiera Amalfitana degli anni Trenta e Quaranta del Novecento, «Studi e Ricerche», XII, 2019, Università degli Studi di Cagliari.
- Domus, maggio 1929, documentazione sulla produzione della I.C.S.
- Regio decreto-legge 17 novembre 1938, n. 1728, Provvedimenti per la difesa della razza italiana.
- Biblioteca Angelica, presentazione del volume La ceramica sugli scogli, 11 ottobre 2017.




